BRUNO FURLOTTI

(Verona 4 aprile 1894 – S. Bonifacio 12 marzo 1971)

PITTORE.

Uomo colto e scrittore agguerrito, socio della ?Società Anonima Bottonificio Veronese?, che aveva la sua sede in viale Trieste nell’edificio precedentemente occupato dal setificio della Ditta Guido Ravasi & c. dal 1905 al 1907, poi ceduto a Cleto Brena e finalmente, nel ’20-21, trasformato nel bottonificio ricordato.

Nel 1930 Bruno Furlotti ne diventa amministratore delegato, coadiuvato dal fratello Nino e dalla compagna Federica Aroldi, pittrice di origine ebrea, abile ritrattista, donna fine e sensibile; figlia del Direttore d’Orchestra del Metropolitan di New York, probabilmente conosciuta a Parigi. Purtroppo il bottonificio, dopo un periodo abbastanza florido in cui occupava più di 300 persone tra maschi e femmine, vide la fortuna allontanarsi, tanto che nel ’36 dovette essere chiuso per fallimento. I due fratelli Furlotti, presumibilmente poco tagliati per l’imprenditoria, continuarono a dedicarsi alle quelle rispettive attività da sempre coltivate che rappresentavano le loro vere vocazioni: per Nino la politica, lo troveremo a dirigere il plotone d’esecuzione che giustiziò Galeazzo Ciano e gli altri congiurati, condannati al processo di Verona del ’44, per Bruno invece, la pittura. Egli frequentava i circoli pittorici di Parigi e di Milano, in cui aveva maturato una concezione della vita anticonformistica pregna di un dissenso sociale che derivava dall’essere uomo di sinistra convinto e intransigente. Nel ’39 emigrò a Milano per motivi razziali che riguardavano Federica. La villa liberty a fianco del bottonificio di viale Trieste, in cui risiedeva, viene prima data in custodia a una coppia di ex dipendenti e poi dal 1940 al ’43 requisita dai Tedeschi che vi stabilirono il loro comando. Bruno Furlotti rientra in San Bonifacio dopo il 25 luglio del ’43, ma fu reiscritto ufficialmente fra i residenti del nostro comune nel 1955.

Artisticamente fu essenzialmente un autodidatta, anche se seguì privatamente alcuni corsi di estetica. Il suo concetto di arte è espresso con efficacia nello scritto del 1941 intitolato Della creazione pittorica dell’opera d’arte, dal quale emerge innanzi tutto come il processo creativo, debba essere illuminato dalla trilogia Amore, Vita, Arte. Per Furlotti è necessario che esistano equilibrio e armonia tra la costruzione plastica e l’intensità interiore del sentimento, che nelle sue opere si esprime attraverso la sincerità dell’impeto figurativo. Le prime opere risalgono al 1919, ma solo dopo lunghi soggiorni all’estero, che lo aiutarono a rafforzare il proprio linguaggio pittorico, esordì nel ’39 con una personale alla Galleria del Milione a Milano. Alla personale del ’39 seguì, nel ’46, un’altra mostra ancora a Milano alla Galleria della Spiga e nello stesso anno la partecipazione al Premio Burano; il ?47 registrò la sua presenza ad alcuni appuntamenti quali il Premio Modena, il Premio Auronzo, la Mostra Nazionale di Pisa; l’anno successivo vinse il Premio Michetti e nel ’49 il Premio Umanità; espose quindi a Berna ed alla XXIV Biennale di Venezia con l’opera ?Paesaggio siciliano-Taormina?; nel ’51 ottenne un ulteriore riconoscimento al Premio città di Gallarate; e nello stesso anno fu presente anche alla I° Mostra del Sindacato Provinciale di Roma e nel 1956 alla VII Quadriennale di Roma con ?Paesaggio lagunare?; nel ’61 epose alla Galleria La Minima di Verona con una serie di ritratti ad olio, a pastello, a matita e alcuni interessanti disegni di grande formato dalla semplice ma sentita esecuzione. (G.C.)